WELFARE: ha quasi duecento anni, ma si sta ancora sviluppando.

di Fabrizio Golonia – Medico Chirurgo   Specialista in medicina interna ed endocrinologia sperimentale

Di certo, non si tratta di un nuovo ” caso Benjamin Button ” e non ha il volto di Brad Pitt.
Si tratta del sistema del cosiddetto pay-as-you-go , meglio noto in Italia con il nome di ripartizione .
Si tratta di un sistema originato dalle idee di Beveridge (in Inghilterra) e di Bismark (in Germania) e successivamente adottato in Italia durante il ventennio fascista e tuttora presente ed adottato con marginali modificazioni.
La ripartizione consente con la partecipazione di tutti i produttori di reddito, a seconda l’entità del medesimo, di provvedere al mantenimento del sistema del welfare.
Il pay-as-you-go esclusivamente pubblico, come in Italia, prevede (detto in maniera semplice) che il numero degli occupati sia necessariamente superiore a quello dei pensionati.
Gli occupati (i giovani) accettano detrazioni stipendiale per garantire agli anziani (e per transfert loro stessi ) la tutela dalle malattie, indigenza e povertà. Nel tempo il welfare e’ diventato così efficiente da permettere l’ inclusione nella tutela anche di altre categorie di persone disoccupati, disabili, immigrati, fasce deboli.
Anche le pensioni sia di anzianità che di invalidità trovano la fonte di finanziamento nel play-as-you-go.
Solo gli Stati Uniti d’America e l’Unione Europea ad oggi possono vantare la presenza di un sistema di welfare. Entrambi i sistemi presentano criticità tali da far prevedere a breve termine una loro evoluzione pena l’implosione.
La scelleratezza imperdonabile perpetrata in Italia da singoli uomini politici se non quando da interi schieramenti, ha permesso l’asportazione di inimmaginabili quote di una ricchezza accumulata con la collaborazione di tutti i cittadini, solo per creazione di sacche di consenso elettorale, privilegiando alcune categorie a scapito di altre, e sopratutto a scapito delle generazioni future.
Questa follia la cui perniciosità estrema si riflette oggi nella titubanza di manovre correttive, sarebbe passata sotto traccia se le condizioni ideali per il suo funzionamento fossero restate quelle del secolo scorso: da un lato la popolazione giovane e in aumento, dall’altro lato i significativi (rispetto alle medie di oggi) tassi di crescita delle economie, con buoni livelli occupazionali fatti per lo più di carriere stabili e continue. Le due condizioni non erano indipendenti ma si rafforzavano reciprocamente.
Follia nella follia fu avere una visione del futuro del tutto miope e dimentica che nella storia dell’ umanità la staticità non fu non è né mai sarà la parola chiave.
Oggi che i sopracitati presupposti stanno venendo meno e ci si propone di avere una visione di medio-lungo periodo, nei prossimi decenni questi continueranno a deteriorarsi, se non si interverrà con dei cambiamenti nella struttura delle economie, dei sistemi sociali e dei criteri per il loro finanziamento.
Come è lo “stato di salute” del pay-as-you-go ? E , come lo “stato di salute” del welfare system ?
In gioco non c’è solo il sistema di sicurezza sociale pubblico (quello che per antonomasia in Italia e in Europa si fonda sul pay-as-you-go).
I punti deboli del pay-as-you-go pubblico hanno corrispondenze anche nelle mute private italiane (le società di mutuo soccorso o mutue di categoria), come nel sistema assicurativo italiano.
Il metodo assicurativo può essere visto come un particolare pay-as-you-go da un contratto privato tra l’assicurato e la società assicurativa.
Per questa natura il numero degli utenti (bacino di utenza) è molto più basso se confrontato a quello dei cittadini con una occupazione e come tali produttori di reddito.
L’invecchiamento della popolazione conseguenza diretta della grande sicurezza fornita da un welfare universalistico a fronte di una congiuntura economica sfavorevole che ha indotto una contrazione del numero di occupati ha alterato l’equilibrio del patto generazionale in cui le nuove generazioni di occupati provvedono con il loro lavoro al mantenimento di coloro che sono usciti dal mondo del lavoro.
Uno sguardo ai dati: in Italia, oggi, ogni attivo contribuisce (ma solo virtualmente, se non è occupato) al finanziamento delle prestazioni sanitarie acute e per assistenza ai non autosufficienti con risorse annue pari a circa il 20,5% del Pil pro capite. Questa proporzione è destinata a crescere sino a superare il 26,6% nel 2060.
Il finanziamento della sanità assorbe circa
il 22,4% del Pil pro capite che va a carico di ogni lavoratore attivo. Ma ne è da prevedere un ulteriore incremento che arrivando a superare il 28,6%.
Quando si aggiunge anche la voce di spesa pensionistica, il peso su ogni attivo passa dallodierno 58,3% al 67,3% nel 2060, mentre il peso su ogni occupato dal 63,7% al 72,2%.
Sono percentuali cosi elevate da gettare luce sinistra sulla sostenibilità del pay-as-you-go, se no si opererà, in breve termine, nel modificare la fonte di finanziamento delle pensioni e della spesa sanitaria acuta e per assistere i non autosufficienti.
Se si spinge l’occhio verso il medio-lungo periodo, si colgono i termini di una sfida comune allItalia, allEuropa, agli USA: reinterpretare la struttura del finanziamento del welfare, bilanciando intelligentemente la ripartizione e la accumulazione da parte degli occupati.
Questa trasformazione diverra’ essenziale per la sopravvivenza del welfare system.
Si apre un futuro di sostenibilità garantita da un intervento ” multi pilastro” con coinvolgimento di nuovi attori del finanziamento.
Grande spazio potrebbe avere la raccolta fondi dalla crowd con un orientamento al risk sharing tra aree della popolazione. Ovvero pochi euro richiesti ad ampi strati di società per orientare progetti finalizzati di assistenza.

© RIPRODUZIONE VIETATA

Bibliografia
1- La tempesta perfetta – edizioni Vita e Pensiero – di W. Ricciardi , C. Cricelli , V. Atella , F. Serra
2- Finanziare il welfare – www.Reforming.it– di Nicola C. Salerno
3-La misurazione della disuguaglianza economica – ed. Franco Angeli – di Giuseppe Lanza

 

  

 

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