Viva l’articolo 9 della Costituzione Italiana!

di Federica Fornelli

Ieri salutando una persona che è professionalmente impegnata nella tutela del nostro patrimonio artistico, mi è venuto spontaneo salutare dicendo: “Viva l’articolo 9 della Costituzione!”.
Questa volta non sono riuscita a tacere quel saluto a cui già altre volte ho pensato in passato.
Ma quanti cittadini sanno cosa dice questo articolo della Costituzione?
I principi fondamentali della cultura e della e della ricerca scientifica e tecnica e la tutela e salvaguardia del patrimonio storico, artistico, ed ambientale, sono incardinati di questo articolo che li tutela e promuove: un bene comune dei cittadini italiani.
E’ dal 1948 che abbiamo la Costituzione più avanguardista tra tutti i paesi occidentali: l’unica che si apre direttamente alla promozione sociale e culturale del paese, dei cittadini.
Mi domando, ma se nel 1948, nel dopoguerra si comprese che occorreva tutelare e promuovere il patrimonio artistico, come è possibile che nell’epoca della globalizzazione con risorse ben differenti (ad esempio la tecnologia), non lo si faccia?
Perché i cittadini si sono scordati che quel pezzetto di scavo che stanno guardando è una loro proprietà inalienabile?

La globalizzazione rende ancora più forte il processo economico legato al patrimonio, processo da non intendersi come depauperazione (vendita, cessione, affitto) dei beni ma come valorizzazione.
Se vogliamo guardare nel dettaglio l’articolo 9 ci accorgeremo che il primo comma riguarda le “attività culturali” (di cui parlerei in altro articolo) ed il secondo comma protegge il patrimonio culturale in quanto “ prodotto” delle attività culturali pregresse (tutta la nostra storia), nella loro materializzazione concreta nelle cose mobili ed immobili che ne incorporano il valore culturale.
Nasce così la difesa delle attività culturali nel corso della storia della nazione come patrimonio della nazione stessa e si pongono i presupposti affinché l’attività culturale continui a produrre ed ampliare questo patrimonio culturale.
In questo modo viene introdotto il valore etico culturale.
Se avete avuto la fortuna di visita la Francia, vi sarete resi conto più di una volta quanto i francesi siano nazionalisti e spero abbiate notato, che i loro monumenti anche i più piccoli e sperduti, non sono mai coperti di scritte, o trascurati. Perché loro si e noi no?
Perché il cittadino francese si sente Stato, si sente parte attiva, mente per gli italiani, lo Stato deve fare tutto, dimenticandosi che lo Stato siamo noi cittadini.
Ogni fatto che accade o che non accade in Italia, è colpa della politica. Dimenticandoci che il patrimonio artistico è un nostro bene, consentiamo alla politica di cedere in uso i nostri beni a terzi e di non poterne fruire se non acquistando un biglietto di ingresso.
Voi pagate un biglietto di ingresso per visitare una vostra proprietà o per entrare in casa vostra?
Il sostegno che il cittadino può offrire è fondamentale e neutro da interpretazioni politiche: è un intervento civico.
Ed è per questo che il civic crowdfunding è la chiave “moderna” per sostenere ed applicare l’articolo 9, uno accanto all’altro, senza distinzioni ideologiche e politiche, ma determinati nel perpetuare un valore inestimabile di storia, di arte, di genialità tutta italiana, di identità nazionale.
I nostri monumenti
ogni giorno a cielo aperto, sotto la pioggia, le nostre tele, statue nei musei sono la nostra identità nazionale, sono il nostro inno nazionale: proteggiamolo, sosteniamolo, amiamolo!
Perché: ‘La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione’.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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