Un manifesto culturale chiamato “Costituzione”

di Matteo Marchesi

In molti consideriamo quotidianamente, la Costituzione italiana solo una rigida carta contenente i principi giuridici che pongono le basi all’ordinamento del nostro Stato.
Nell’immaginario collettivo, quando parliamo di Costituzione, pensiamo da subito alla struttura del nostro Parlamento, ai diritti inviolabili dell’uomo, alla nostra Repubblica.
Tutte queste immagini sono corrette e ben aderenti allo scopo stesso della carta costituzionale.
Mi piace analizzare, però, anche un altro scopo fondamentale che i nostri costituenti votati dal popolo italiano, nell’ormai lontano 2 Giugno del 1946[1], abbiano pensato e realizzato, un manifesto giuridico che contenesse all’interno i principi filosofico-politici che caratterizzano l’esistenza umana e ne abbiano fatto di un obbiettivo della Costituzione la loro promulgazione.
La magnificenza e la grandiosità dei primi dodici articoli della Costituzione, non si possono comprendere nella loro pienezza, senza considerare gli influssi culturali che la caratterizzano.
A partire dall’articolo I: “L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro“, ogni singolo individuo deve e può fare i conti con il concetto filosofico e politico di “lavoro”.
Lavoro, matrice dell’ideologia comunista. In questo passaggio la Costituzione non lo riduce però ideologicamente solo tale, ma supera il partitismo e pone il lavoro come nobilitazione dell’uomo e del cittadino italiano.
Così come possiamo vedere nell’articolo III [2]un chiaro rimando al socialismo di massa ottocentesco “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale“. Non si può tuttavia concludere il moderno concetto di par conditio, già ampiamente previsto dai costituenti, senza citare l’articolo IX , e i suoi rimandi al progressivismo tecnologico-industriale e liberale: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e della ricerca scientifica e tecnica”.
Tutto questo senza il minimo rimando al partitismo moderno, senza dilatazioni umane tipiche dell’esperienza collettiva dell’uomo. È bellissimo pensare che fazioni politiche diverse e ideologicamente così distanti, come il partito socialista di Ivan Matteo Lombardo, il partito comunista di Togliatti e la Democrazia Cristiana dello stratega De Gasperi, abbiano commistionato idee e pensieri differenti, armonizzandoli, e consegnando per loro e per il popolo quelle vette di acume, che caratterizzano i principi fondamentali della nostra cara, e spesso dimenticata, Costituzione italiana.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Per scaricare gratuitamente la Costituzione Italiana http://www.quirinale.it/qrnw/statico/costituzione/pdf/Costituzione.pdf 

 

[1] “La nascita della Repubblica Italiana avvenne a seguito dei risultati del referendum istituzionale del 2 e 3 giugno 1946, indetto per determinare la forma di stato da dare all’Italia dopo la seconda guerra mondiale e che vide 12 717 923 (54,3%) cittadini favorevoli alla repubblica e 10 719 284 (45,7%) cittadini favorevoli alla monarchia[1]. I risultati furono proclamati dalla Corte di cassazione il 10 giugno 1946, mentre il giorno successivo tutta la stampa dette ampio risalto alla notizia.” Da https://it.wikipedia.org/wiki/Nascita_della_Repubblica_Italiana

[2] https://www.senato.it/1025?sezione=118&articolo_numero_articolo=3

 

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