No profit o non profit?

Da molti anni utilizzo l’espressione “no profit” per indicare le attività che si occupano a largo spettro di temi sociali, onlus, associazione, ONG, fondazioni, volontari.
Stamani per puro caso ho dovuto rileggere le definizioni dei due termini che apparentemente significano la stessa cosa, ma la semantica è fortissima.
Lasciamo  a voi decidere quale dei due termini utilizzare, qui in People preferiamo usare il termine “no profit”, perché esprime una chiara e netta posizione.
Ci permettiamo di fare notare che anche la Riforma del Terzo settore, pubblicata in Gazzetta Ufficiale lo scorso 25 maggio 2016, viene definita la “Riforma del no-profit” che finalmente stia arrivando una nuova mentalità e visione? Ce lo auguriamo.
Buona lettura!

“C’è un’ulteriore breve considerazione da fare su queste due forme, ambedue ormai diffuse e accolte come corrette (non profit, anche nella variante non-profitè attestata dal 1992 e registrata nei principali dizionari dell’uso che segnalano, nella maggior parte dei casi, anche no profit come variante): i due prefissi, almeno inizialmente, si sono distribuiti secondo sfumature di significato leggermente diverse da attribuire al composto. Il primo elemento no  dei compostino globalno logo ecc. contiene infatti, oltre alla valenza semantica della semplice negazione, un valore aggiuntivo di “rifiuto”, “opposizione” a qualcosa che il non semplice non esprime.

 In non-profit è sufficiente la prima parte del composto non a indicare che si tratta di qualcosa che non prevede ‘profitto’, mentre il no, nella variante no profit, rafforza il principio sotteso ad alcune iniziative e attività che trovano il loro principio fondante e la loro forza proprio nella scenta di non prendere alcun vantaggio per chi le esercita: non solo quindi la semplice assenza di profitto, ma la scelta precisa di non lucrare su alcune attività. Tutti e due i prefissi, sia in italiano sia in inglese, continuano a essere produttivi anche se, rispetto alla distribuzione su base semantica, sembrano ormai prevalere ormai i composti con no- per una sorta di progressivo automatismo che porta a preferire la forma cristallizzata del no+ sost. Nel recente vocabolario di Neologismicurato da V. Della Valle e G. Adamo (Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani, Roma, 2008) sono registrati molti composti con no-: per l’italiano no-alcolno-fumono-ponteno-Tav; per l’inglese no-cokeno tax areano-war. Meno numerosi i neologismi con non– italiano, tra i quali non-culturanon-guerranon-notizianon-scelta, mentre per il non– inglese sono segnalati soltanto non-oil enon-vip. Non deve stupire la maggiore presenza del trattino nei casi di formazioni recentissime come quelle appena citate: il trattino infatti tende a comparire più frequentemente in composti nuovi e a perdersi progressivamente con l’affermazione del neologismo che può talvolta arrivare anche all’univerbazione.”
Da http://www.accademiadellacrusca.it/it/lingua-italiana/consulenza-linguistica/domande-risposte/profit

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